La Pieve

San felice

La ricerca storica ed iconografica rappresenta un pilastro fondamentale nel processo di creazione di ogni etichetta.

Attraverso l’analisi accurata di documenti storici, opere d’arte, simboli e motivi del passato, è possibile attingere a un ricco repertorio di elementi visivi e concettuali che conferiscono autenticità e profondità alla narrazione di un marchio. Questo approccio non solo arricchisce il design con significati più profondi, ma crea anche un legame emotivo con il consumatore, che si sente parte di una storia più grande. Identificare gli elementi storici e iconografici adeguati è un processo che richiede sensibilità e una visione per trasformare ogni etichetta in un piccolo progetto di narrazione visiva.

L’etichetta può essere il perfetto strumento per divulgare l’essenza e la storia del vino e del brand. Se l’etichetta riesce a raccontare coerentemente questi elementi, allora sarà l’espressione di un linguaggio autentico, con radici fortemente legate alla tradizione ed al territorio. 

La Pieve di San felice è nota sin dal 714, quando era una delle chiese della diocesi aretina contese dal vescovo di Siena. Pieve, da plebs, significa popolo esprime la coscienza e la volontà di vincere l’isolamento, la disgregazione sociale. Le pievi si trovavano in punti strategici al centro di movimenti agricoli e commerciali per raccogliere più persone possibili ed erano un punto di riferimento per la comunità.

Il senso del decoro è l’occasione per iniziare un dialogo con chi si trova davanti alla Gran Selezione, un viaggio con la mente all’interno di San Felice. Il decoro policromo, in bianco e nero, sulla volta del presbiterio della Pieve è lo spunto ideale. Trasferire l’impronta pittorica sulla Gran selezione è il connubio perfetto per mettere in relazione il vino con la sua storia. 

Come nella pittura, il colore crea la luce così il nero del decoro originale della Pieve diventa azzurro tenue per esprimere ed evocare le atmosfere di San Felice.